A Napoli, si sa, il culto esoterico delle anime del Purgatorio, le cosiddette “pezzentelle”, è assai radicato, fa parte del corredo di tradizioni popolari che si tramandano di generazione in generazione. Sarà capitato a tutti di esclamare “Uanema ro’ Priatorio”, no?

Ne abbiamo parlato con Simona Trudi, vicepresidentessa di “Respiriamo Arte”, l’associazione di promozione sociale che, dopo un lungo e faticoso lavoro, ha recuperato e sottratto al degrado e ai rifiuti un vero e proprio gioiello del patrimonio partenopeo, la chiesa di Santa Luciella ai Librai, edificio che, nel proprio ipogeo, ospita la famosissima “capa cu e’ recchie”, ormai meta di pellegrinaggio di devoti e turisti. Il sito ha avuto un vero e proprio boom di popolarità e visite grazie allo splendido racconto che ne ha fatto Alberto Angela nel suo speciale “STANOTTE A NAPOLI” su RAI 1.

Santa Luciella l’abbiamo scoperta quasi per caso nel 2013 e riaperta, dopo 35 anni di incuria, nel 2019, era ridotta ad una vera e propria discarica, ma purtroppo Napoli pullula di luoghi meravigliosi abbandonati e mal sfruttati. Attualmente “Respiriamo Arte” offre lavoro a 10 giovani ed è la nostra più grande soddisfazione. La chiesa è sviluppata su più livelli, ognuno dei quali racconta un’epoca, si parte dalla navata centrale trecentesca e poi si scende fino al ‘700.

Alberto Angela si era già interessato a Santa Luciella in passato e aveva visitasto il sito, ci aveva promesso che sarebbe ritornato e così è stato. Guardarlo camminare per la chiesa e ammirare il frutto del nostro lavoro in TV, su Rai 1, è stata un’emozione meravigliosa, abbiamo pianto di gioia rivedendolo.

E qual è la storia del famoso teschio con le orecchie?

Abbiamo saputo di questa “capuzzella” leggendo il libro inchiesta di Paolo Barbuto e, quando siamo risaliti la prima volta dalle viscere di Santa Luciella, le persone del vicolo, incuriosite dal fatto che i cancelli fossero stati riaperti, ci hanno chiesto con stupore “MA CI STA ANCORA A’ CAPA CU E RECCHIE?” e abbiamo raccolto nel tempo tante testimonianze di persone che hanno riportato i racconti dei loro nonni che venivano a pregare questa capuzzella speciale. Si tratta, in realtà, di un teschio appartenente ad un uomo del ‘600 e le cd. orecchie non sono altro che delle malformazioni della mandibola che, nel corso dei secoli, si sono “aperte” e danno questo caratteristico effetto.

Ringrazio personalmente Simona per la splendida testimonianza riportata e soprattutto per aver lavorato, insieme agli altri meravigliosi ragazzi di “Respiriamo Arte” al recupero di Santa Luciella. Sembra quasi scontato ma chi lotta per un futuro migliore, chi offre lavoro e si rimbocca le maniche per il bene comune va soltanto elogiato. Solo con l’impegno, la passione e la volontà dei cittadini perbene potremo far rinascere Napoli.