Perché insegnare l’italiano agli stranieri è importante.

Anche se il Decreto Sicurezza ha portato a tagli per l’insegnamento della lingua italiana nei circuiti di accoglienza, c’è ancora chi resiste.

Molte associazioni sul territorio napoletano continuano nonostante tutto ad offrire questo servizio agli stranieri presenti sul territorio.

Più che di servizio, è necessario parlare di un diritto. È un diritto poter accedere a classi di italiano poiché la lingua del territorio di accoglienza non è solo un mezzo di comunicazione necessario ma un grande strumento di emancipazione personale.

Inoltre, è attraverso l’istituzione di classi e gruppi di apprendimento che si può tessere quella rete necessaria affinché a circolare non siano solo le parole ma più in generale una diffusa cultura dell’accoglienza.

Arcipelago della Solidarietà assicura un supporto all’apprendimento della lingua italiana attraverso un laboratorio destinato ai beneficiari dello Sprar del Comune di Nola. Ideato e organizzato con l’aiuto dei volontari del Servizio Civile permette di accompagnare i rifugiati nel loro difficile cammino verso l’apprendimento di una nuova lingua.

Essere in un nuovo luogo e apprendere una nuova lingua è qualcosa di molto più ampio del semplice saper parlare, leggere, scrivere.

Tutto questo comporta a volte un problema identitario, un conflitto, una chiusura.

È per questo che la lingua italiana non deve essere somministrata come pillole seguendo la dose giornaliera. È invece un possibile laboratorio per sperimentare una nuova cultura dell’accoglienza, un luogo in cui poter trasmettere quei mezzi fondamentali per restituire dignità, riascoltare voci e storie.

Anche se questo a qualcuno (alla politica?) è sfuggito, tante sono le associazioni e gruppi che ogni giorno portano avanti questa piccola, grande idea di giustizia divenuta necessaria per i nostri tempi.

Qualcuno forse si starà chiedendo che fine fanno le lingue di origine. Se questo non è una forma velata di assimilazione culturale.

Insegnare italiano non significa di certo cancellare le radici altrui, non è sostituire la lingua madre.

Ne sono una conferma soprattutto le cosiddette seconde generazioni, quei figli di immigrati che sono portatori decisamente sani di intercultura e plurilinguismo.

Un nuovo patrimonio da proteggere, proprio sotto i nostri occhi.

[Marta Sampogna]